mercoledì 16 giugno 2010

La città che non esiste..

E siamo qui a raccontare di una città che non esiste, perchè fatta dagli uomini per gli uomini. Perchè se esistesse poi ci toccherebbe un riferimento. E Dio ce ne scampi. Una città in cui la natura quando può entra e dalla stessa viene rispettata. Dove a dieci km dal centro si vedono gli scoiattoli a tre metri dalla gente che passeggia. Gli uni indifferenti agli altri. Come del resto in quei contenitori di genti che sono le metropolitane. In cui il punk-a-bestia siede compito accanto al turista di Invicta dotato. In cui golfini lisi passano indenni tra gli sguardi distratti solo per caso indugianti degli altri passeggeri. In cui la norma è un bottiglia di birra perchè una bottiglia di birra è tale e non tutto il significato e significante che nelle altre città assume. In cui se la carta scrive 13:01 vuol dire che alle 13:01 tu non sarai più in attesa ma il tuo stato si sarà tramutato in quello di viaggiatore osservatore. La carta lo scrive, la carta lo fa. Nulla di strano, tutto dovuto. Piedi di bimbo sicuri dalla sabbia alla strada e ritorno. Sicuri. Madri serene. Bici disinvolte in incroci che un vigile piangerebbe per la sola responsabilità. Disinvoltura data dalla fiducia che l'altrui comportamento sarà in linea con quello che si era deciso. Che prima passi tu e poi io. E non prima chi ha più fretta. O chi può pagare più multe. La scelta e non l'obbligo. Chiaro che poi l'Inventiva decida di abitare qui. E poi si affaccerà il Gusto e trovando la cosa interessante andarono a chiamare un altro elefante. E nacquero il Design e la Moda. Ma nel frattempo si starà seduti, una birra tra amici, a guardar la gente che passa dalle parti di Kreuzberg.

martedì 25 maggio 2010

Quelli con le chiavi..

E riflettevo, e quindi pensieri sparsi sul fatto che i nostri primi carcerieri siamo noi stessi con le nostre paranoie ora ma con i nostri falsi bisogni prima. Riflettevo a quanti vedo al sabato in fila al supermercato e prima in fila in macchina su strade che a forza di percorrerle tutti quanti insieme e tutti nella stessa direzione abbiamo deciso di succhiare alla Terra il catrame per renderle più trafficabili. Più trafficabili. Più trafficabili. Per andar tutti negli stessi posti, agli stessi orari, per i nostri bisogni che sono diventati i nostri primi e improvvisati aguzzini. I carcerieri del Nostro Tempo. Ma poi non bastava e finiva che qualcuno invece di comprare la merendina finiva che magari prendeva e faceva due fette di pane con una di prosciutto. E quindi giù pesante con quello che potevamo essere e non eravamo col nostro stile di vita che non era Quello Stile di Vita che tutti dovremmo volere. E quindi saremo adeguati? Ed io sarò adeguato? E mia figlia sarà adeguata? Non si sentirà diversa, estraniata e tutte quelle cose brutte che magari nei primi anni 70 capitava anche a me di sentire? Magari. E allora giù a testa bassa a consumare, a comprare, a cercare, a trovare, e poi cercare ancora. Ognuno con le proprie Paranoie. Almeno un paio ciascuno. Che una ci spinge il carrello e una ci indica il prodotto della felicità. Che una ci tiene il bancomat e una fa il giro dell'isolato per cercare parcheggio. Che usare il mezzo pubblico proprio no. Proprio non è Quello Stile di Vita.

giovedì 20 maggio 2010

Quattro centimetri per Sette..

A un certo punto torno a casa, ed in ascensore qualcuno si era preso la briga di attaccare un volantino. Quattro centimetri per Sette. Un pezzo di scotch sopra ed uno sotto. Dietro, a degna cornice, uno specchio e la mia immagine riflessa. Che leggeva. Tagliano i fondi ad una scuola. TagliaMO i fondi ad una scuola. Alla mia scuola. Io taglio i fondi alla mia scuola. Quando l'ho fatto? Non ricordo. Forse quando mi han chiesto di partecipare a quella manifestazione e non ci sono andato? Forse invece è stato quando c'era quella conversazione e non ci sono voluto entrare tanto la gente dice una cosa e poi ne fa un'altra? Tanto non vale la pena. Tanto a me non mi tocca. Forse è stato quella volta che invece di leggere un giornale e far leggere un giornale mi sono lobotomizzato come milioni di altri? Tanto a me non mi tocca. E poi alla fine mi ha toccato. E sono fortunato. Potevo morire per una buca nel manto stradale di un Comune cui avevan tagliato i fondi. A cui avevaMO tagliato i fondi. 20 maggio 2010, forse si può far qualcosa. Si può far qualcosa! Ora mi arrabbio. E non mi arrabbio perchè altri hanno scelto per me, ma per il fatto che altri NON sanno cosa hanno scelto. Perchè ad altri questa sensazione di profondo errore che non ti dovrebbe far dormire non giunge. Non arriva. Non si riesce a far arrivare. Non riusciaMO a farla arrivare. TagliaMO i fondi alla scuola.
Ed allora la si racconti.. che anche le storie tristi posson esser belle.

Voi siete lì...

Il blog per chi è, di fatto, stanco e vuol provare a cambiare qualcosa. Magari poco, ma qualcosa. Di chi è stanco di veder martoriare l'unico pianeta che abbiamo e si chiede cosa lasceremo ai nostri figli. Di chi è convinto che la cultura e la civiltà non siano concetti astratti ed infusi dal cielo, ma il frutto di sangue e fatica. Di chi teme che bastino pochi decenni per perdere tutto quello che si è faticosamente conquistato. Il blog di chi è convinto che alzare la voce non voglia dire aver ragione, ma solo disturbare. Di chi crede che una buona azione, il rispetto, la tolleranza siano parole, pensieri, azioni che alla fine ci tornano sempre indietro. Di chi è convinto che l'informazione sia alla base della libertà. Il blog di tutti quelli che credono nella possibilità che non sia tutto qui. Che si possa cambiare. Che la coscienza di una società possa cambiare. Che magari sia la strada più lunga ed ardua ma anche quella con più soddisfazioni. Di quelli che non sono lì, ma qui; e ora. L'uomo con la ciabatta è ironia. L'uomo con la ciabatta magari esiste ma non si deve per forza seguire.