sabato 13 ottobre 2012

Il proprio peso morale..

In quel momento. Nell'esatto momento in cui tiri su un bimbo di dieci anni che strilla e non vuole e ti dice che vuole stare lì e ti manda evidenti segnali che l'accaduto, l'accadendo, lo sta stressando. In quel momento è data all'individuò la possibilità di fermarsi? Ci sarà un momento in cui pensi: starò a fà 'na ca..ata? Quando è che si smette di essere meri esecutori di un dettato altrui? E' data al singolo la possibilità di girarsi verso il superiore e dire: boh? possiamo fare in altra maniera? Sarà il caso di tornare una terza volta? Una quarta? Vogliamo sentire qualcuno che ne sappia più di noi? Perché c'è sempre qualcuno che ne sa più di noi.

E ricordo il carrista a piazza Tienanmen. 

E mi chiedo perché quando vedi il tuo braccio fare su e giù su un ragazzo delle medie in corteo a Roma.. perché non ti fai due domande due? Perché non riconsideri le tue scelte che ti hanno portato lì in quella piazza e ti chiedi se era proprio quello che volevi fare quando hai compilato i moduli per far domanda? E mica sono tutti così. E me lo ripeto e me lo ripetono. E c'è chi quel mestiere lo fa tra mille e mille sacrifici, in condizioni spesso disperate e sottopagate. Io del piombo per poco più di mille euro al mese non so se me lo prenderei. Ma quando poi sono celati da caschi senza matricole, senza volti, è facile fare tutta erba un fascio. E' facile abbracciare pensieri che li vogliono tutti uguali. Tutti di cui avere anche paura invece che sollievo. Alla fine dietro tutto c'è l'uomo e il suo libero arbitrio. Anche la sua disperata scelta di tracciare la sua personale linea di demarcazione oltre la quale forse non vale proprio la pena andare. Perché l'ordine superiore umanamente e personalmente non ha mai sollevato nessuno dalle proprie responsabilità. Siamo tutti responsabili. Sono responsabile io se compro al market il prodotto della multinazionale che sperimenta e affama, è responsabile lui che si oppone alla chiusura di una fabbrica che ammazza la gente. Mi si potrebbe opporre che è più facile rinunciare a un latte in polvere che ad un lavoro che sfama cinque persone? E potrei rispondere che il danno ed il beneficio sono proporzionati. Io mi dovrei sbattere per trovare altro latte e la mia idea di coscienza ne sarebbe sollevata, ma lui vedrebbe i suoi familiari con due mesi di vita in più. Ma si va fuori tema.. La storia è che ognuno fa i suoi conti e ne paga il proprio peso morale. La domanda è: esiste o no un punto oltre il quale il peso diventa troppo per chiunque? E questo peso può davvero essere uguale per tutti? Per il servitore della legge come per il singolo cittadino? Ognuno ha la propria risposta.

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