mercoledì 13 novembre 2013

La parola che cerco..

Il post politicamente non corretto. Mi arrovello da giorni su quale sia alla fine il modo giusto di rapportarsi con le mille piccole e grandi schifezze che mi - ci -  passano accanto tutti i giorni. A partire da quello che non fa il biglietto del treno e mi passa accanto con aria di sfida. Nei miei confronti e nei confronti del mio abbonamento mensile, che pago per me e per lui.. ma soprattutto per lui. Lui che si erge a simbolo di una rivoluzione contro il Sistema, che manco sa come si scrive Sistema, che se un domani dovesse lanciare un sasso contro un regime si cagherebbe sotto o sarebbe il primo a trovarvi un tornaconto. Esattamente come lo trova ora, saltando il tornello, alla fine del mese con trenta sporchi euro in più in saccoccia. Fino ad arrivare al collega che pavido e forte nel suo bel ruolo costituito, studiato e ritagliato ad hoc, che se deve far valere una ragione che non sia quella della sua piccola carriera semplicemente scompare di fronte ad un altro esattamente come lui. Esattamente sopra di lui. Accanto a lui. Accomunati nel loro piccolo piccolo destino, segnato per i prossimi venti o trenta anni di scrivanie e piaghe da decubito. Ma ci sono mille casi e mille casi. Il ladro che ruba ai bambini i libri e lo schifoso agli adolescenti il sognare. Il sorridere. Quello che passa col rosso e quello che parcheggia sfrontato. Che tanto lui i soldi per pagare la multa ce li ha. Quello che la multa manco la paga perché lui invece ha l'avvocato che la butta in caciara, e tanto alla fine pure la legge si stufa. Quello che dopo che hai fatto la tua bella fila ti irride dicendoti che non ce ne era bisogno, che tu a rispettare quelle che sono le regole di civile convivenza sei un problema, che poi allora fa bene chi si lamenta che le cose non funzionano.
Le cose non funzionano.
E ci penso su quale sia il modo giusto. 
Quello che non sfoghi nella reazione non congrua, non socialmente accettata. Quale sia il modo giusto che non ti faccia passare dalla parte del torto. E alla fine penso di averlo trovato. Un modo che sia personale ma condiviso all'occorrenza. Forse c'è una parola che sintetizza questo modo di reagire a tanta bruttura. La parola che cerco è disprezzo. Una critica feroce ma allo stesso tempo silenziosa. Un astio allo stesso tempo intimo e visibile nella misura in cui il meschino può capire. Il disprezzo non celato di fronte alle persone piccole; come quello dentro un sguardo sostenuto, di disapprovazione, in mezzo a mille che piegano la testa. O sottinteso, grazie alla cassa di risonanza del proprio comportarsi. La scelta sistematica di non partecipare al genuflettersi e prostrarsi di fronte al potente signorotto di turno. La ferma opposizione ad ogni tipo di condivisione di tempo libero insieme alla triste di turno in attesa di future promozioni. 
Il disprezzo forte e portato dentro con orgoglio. 
Senza che lo stesso avveleni. 
Senza che lo stesso permetta di cambiare atteggiamento nei confronti dei molti che valgono. 
Anzi.
Che aiuti a distinguere e permetta di non dimenticare. Come la lunga scia di una cometa. Come il dolore sordo di una contusione. Il disprezzo di cui non vergognarsi, che non è nei confronti del singolo o del popolo o dell'etnia o della classe sociale. Troppo comodo e furbo farlo ricadere in un semplicistico razzista ragionamento. E' nei confronti del comportamento. E del pensiero sottostante. Non degno di un animale sociale quale l'uomo è.  
Il disprezzo nel palesarti che non mi avrai mai dalla tua parte. La parte furba della forza. La parte che vince, ma solo in un mondo di tuoi pari.
Il mondo che vorrebbe, pretenderebbe, una reazione magari più composta. Magari anche il mio agognare uno stato, un essere scaltro, una velocità di pensiero e riconoscimento del vantaggio, del tornaconto. 
Che non ho e non avrò.
Fattene una ragione.

martedì 2 luglio 2013

Brontolo, Eolo e Pisolo..

Piacerebbe ogni tanto postare ottimismo. Tuttavia risulta arduo se uno per scelta o per sventura si accanisce nell'uso del mezzo pubblico per il tragitto casa-lavoro-casa. Perché se certo dalla sua ha la forte motivazione e quel sottile piacere di fare la cosa giusta, la cosa che permette di non ingolfare la città, che permetterà (se adeguatamente incentivata e organizzata) di consegnare alle future generazioni un ambiente più vivibile - più sano -, d'altra parte non può non fare i conti con il piacevole accalcarsi di centinaia di anime in piccoli vagoni lordi e non aerati. Figurarsi condizionati. Non sfugge certo al nostro sventurato che le corse con l'arrivo dell'estate - e con questa di migliaia di turisti - si sono forse ridotte. Certo una maggiore attenzione alla recente storia del nostro paese, al suo tragico momento di crisi, avrebbe certo consigliato - suggerito - che il bus, come la metro, sarebbero state scelte da un maggior numero di utenti anche solo per il fatto che le vacanze sono ormai appannaggio di pochi. Ma che vuoi.. mica tutti "stanno sul pezzo"; un piccolo viaggio in carrozza anziché nel comodo della motrice forse aiuterebbe. O forse no. Forse potrebbe servire assumere personale, o meglio adibire ad altra mansione tanti neo assunti. Che so.. magari a presidiare i tornelli in tutte le fermate, su tutta la fascia oraria giornaliera, perché tutti siano muniti di biglietto. Sempre. E allora magari ci sarebbero più fondi ma anche maggiore attenzione al bene comune che con il tuo euro e mezzo puoi contribuire a manutenere. E forse pretenderesti maggiori corse, persino nel periodo estivo. Perché hai pagato, e come te tutti. E "tutti" è una parola che al cialtrone, al raccomandato, all'incapace non piace proprio. Ma forse no. Forse non sarebbe d'aiuto alcuno se quando poi a bordo del piccolo bus di periferia assisti a scene di passaggi saltati, di dileggio da parte dell'anziano membro della casta degli azzurra camicia dotati, nei confronti degli utenti. Nei confronti del loro farsi piccoli e stretti. Nei confronti anche del loro attendere pazienti, sempre pazienti, l'arrivo del mezzo. Quando poi tutto questo avviene con interlocutori i nuovi assunti che certo subito faranno propri (con grande empatia) i vissuti e le emozioni dell'anziano, del romeno, del rom, del pischello e di chiunque abbia la sventura di incontrarli, la sfiducia ti prende alla gola. Sarebbe facile dare la colpa a qualche anno di gestione disinvolta e selezionata delle Risorse Umane - magari di corto capello - ma non è solo questo. A protestare per un sopruso spesso non si odono le voci dell'italiano bensì quelle dello straniero. Forse non anestetizzato dal quieto vivere. Dal lasciar correre. Dal non avere guai. Che in alcuni casi è puro e semplice farsi camminare in testa, ma in altri è la sardonica consapevolezza che un azzurro tatuato e due pischelli che sfottono il mondo che trasportano sono una misera minoranza. E che se anche ora hai le chiavi del mezzo non le avrai per sempre. E sono essi stessi la causa diretta di quel mondo straniero e ostile, che tanto dileggiano. E che spesso non segue quelle regole che li fanno forti. Forti tra gnomi. Brontolo, Eolo e Pisolo. Dotto no. Lui ha capito e se ne è andato.

giovedì 20 giugno 2013

Il palesarsi dell'affascinante utopia..


Breve riflessione sul Movimento non in quanto tale, che si sa a ridosso della prova costume fa bene, piuttosto in quanto incontro e commistione di diverse personalità ed interessi che per qualche ragione finiscono per unirsi e condividere e difendere e proporre e lottare. Il discorso è in effetti estremamente semplice ed è il motivo per cui sempre meno oltranzisti -onestà prima di tutto- si rifiutano di abbracciare l'idea che un progetto nato da zero a zero possa tornare. Si rifiutano di pensare che le cose siano tutte come sono mostrate in quella scatola (o meglio piastra) che troneggia nell'italico salotto. Finanche ad esser additati come appartenenti ad una qualche setta quando fanno semplicemente notare che i palinsesti degli organi di informazione (ma in verità come altri moooolto prima di loro..) sembrano usciti tutti dal medesimo ufficio stampa. Il discorso è che in una qualche maniera si è sposata un'idea e come spesso accade nel matrimonio, almeno nei primi tempi, uno ci prova proprio a farlo funzionare. Solo che a questo -dove impersoneremo la sposa- quasi tutti gli invitati sono convinti che il buffet farà schifo perché noi non abbiamo mai, e dico mai, organizzato un banchetto prima (certo non come quelli che si facevano una volta, ndr), il prete tarda a celebrare e se lo fa lo fa a malincuore, lo sposo -che poi è decisamente troooppo anziano- non ci vuole sposare, e la sposa ha giurato in campagna elettorale che mai e poi mai avrebbe preso un marito così vecchio. E' chiaro che gli invitati della sposa che hanno fatto anche il regalo di nozze (tutti uno, incartato in una scheda colorata, e poi tutti insieme donata in largo contenitore di cartacea fattura) dopo un pò sono sfiduciati. Soprattutto quelli che poi non eran convinti più di tanto di volerci venire. E se poi lo han fatto lo han fatto solo perché almeno non erano nozze combinate. Quindi non si tratta di oltranzismo, né di cecità sui modi grotteschi e sbagliati di un capopopolo. Si tratta di pura e semplice utopia, e come tale affascinante ed ahimè inutile se non come fine ultimo. E proprio in questo suo ruolo sta il pregio intrinseco del movimento. Nell'esser esempio di altro possibile, oops.. impossibile. Tuttavia sempre di persone si tratta. L'idea c'era. Aderisci a dei propositi, ti impegni a sostenerli, io elettore ti controllo, e poi se disattendi ciò che hai sottoscritto ti espello poiché non mi sento più rappresentato da te. Pulito, onesto e sincero. E sbagliato in almeno due passaggi: " io ti controllo" ed "io ti espello". Il primo poiché purtroppo il momento del voto è anche un momento di grande deresponsabilizzazione per molti di noi che possono subito dopo tornare agli allenamenti dello sport nazionale - il lamentarsi dalla poltrona, in vasca corta. Il secondo poiché anche qui ci si basa sulla correttezza dell'umano eletto che dovrebbe rimettere l'incarico una volta sfiduciato dai suoi elettori e tornare alla precedente occupazione. E non confluire nel privilegiato magma del gruppo misto. Due punti sostanziali e molto "umani" sui quali secondo me pochi han riflettuto al momento di affidarsi alla novità. Chi invece lo ha fatto e lo ha messo in conto e l'ha accettato, come imperfezione, perdita di energia, asperità del terreno o forza di gravità quando si cerca il moto perpetuo, ora è l'oltranzista. Ora è impermeabile alle evidenze. Ora difende un capopopolo. Quando invece difende un'idea -anche perché il capopopolo è sinceramente indifendibile- neanche troppo malsana se in pochi mesi ha ispirato tanti virtuosi comportamenti nelle altre forze politiche. Ecco che in fondo ispirazione c'è stata. Ecco che in fondo anche solo cercarlo il moto perpetuo ha permesso di risparmiare energia. Di aguzzare l'ingegno. Ecco che l'affascinante utopia si è palesata nel suo palesarsi.

giovedì 6 giugno 2013

62 e 38..

62 e 38. Ce li giochiamo. Sulla ruota di Roma. O meglio su quella nazionale. Su quella nazionale, perché il dato si riferisce proprio al nostro paese. Perché di dato si  tratta. Perché di paese si tratta. Il paese è il mio, quello in cui -e questo è il dato- quattro su dieci decidono che invece che esprimere un opinione, provare a cambiare le cose, prendersi in giro, farsi una passeggiata -ognuno la veda un pò come vuole- è meglio fare tutto altro. E allora provo ad interrogarmi sulla fanga in cui siamo finiti e da cui non penso si uscirà a breve. Questo perché c'è stato è vero un momento di ribellione - di reazione all'ordine costituito stratificato delle cose ma subito questa rabbia questa indignazione è stata prontamente assecondata cavalcata e poi veicolata (manco l'Aikido), imbrigliata ed infine rivolta contro i primi profeti che la stessa rabbia aveva individuato. E soprattutto perché lamentarsi è lo sport nazionale ma rimboccarsi le maniche è tutt'altra cosa. Tuttavia sarebbe superfluo pensare che 'sti due numeri siano solo la conseguenza di una mal riposta fiducia in un salvatore che poi alla fine non si è palesato. Molto più probabilmente la gente -tanta gente- ha visto come una reazione alla fine sia stata tranquillamente assorbita e anestetizzata dal Sistema che perpetua se stesso. Che se cambia lo fa poco alla volta, o tutto insieme e di notte quando succede qualche evento che distrae che spaventa e che unisce (Naomi insegna..).
E allora non ci vado.. Sai che ti dico? Non ci vado. 
Perché se sono senza pregiudizi penso che tanto non serve a nulla. E se invece sono di pregiudizi dotato alla fine dopo un anno sono tutti uguali e tutti che pensano alla poltrona. Eppure fa rabbia perché di cose da fare ce ne sarebbero tante e tutto sommato anche ben chiare. Solo che nella fanga che tutto a coperto personaggi grigi e sornioni consolideranno rendite di posizione, vecchie facce si rifaranno verginità e dopo, quando tutto questo attendere e sopravvivere presenterà il conto, di sicuro si proporranno come esperti che la politica l'han sempre fatta e possono gestir meglio di altri la cosa pubblica. Ma certo bisognerà fare tutti sacrifici.
E allora non ci vado. 
Ma in fondo c'è da chiedersi poi se 4 non votano e i restanti 6 votano in 3 diversi modi come se ne può uscire. E tutti con pari dignità.
Tuttavia.. 
Se non ci si facesse oscurare dall'incazzatura che al passar del tempo sempre più grande si palesa ci si renderebbe conto che basterebbe restar calmi e votare compatti. Votare compatti qualcuno che prima però si sia preso la briga di buttar giù un programma. Un programma semplice che tagliasse tutto il tagliabile di una casta (e si badi che molti soldi si recupererebbero-non è solo demagogia o caccia al brutto e cattivo ma sono conti della serva), che smettesse di finanziare guerre e guerrieri mentre la gente si toglie la vita dalla fame. Che prendesse i personaggi più grigi e cattivi che abitano i sotterranei della più oscura agenzia e li piazzasse sul culo di tutti quelli che evadono miliardi ogni anno. 
Che secondo me sarebbero pure contenti -i personaggi, gli altri un pò meno.. 
Che la mattina al bar la gente farebbe a gara per pagargli la colazione -chi hai preso ieri? - uno grosso e oggi stiamo su un altro - che ci scappa fuori cò 'sti soldi? - almeno un asilo -. Un programma dove invece che trastullarsi sul presidenzialismo ci si mettesse a tavolino per far ordine in uno degli ordinamenti tributari tra i più complessi. Nelle cui pieghe tutti si possono nascondere e tu devi occupare una guardia per ognuno di tutti. Tagliare e recuperare. Tagliare e recuperare. Per poi restituire. Redistribuire. Non importa come - ti pagano una bolletta, ti ridanno il 30% dell'Irpef pagata, cancellano (cancellano non sospendono ) l'Imu sulla prima casa. Non importa come, ma redistribuisci. Tagli e redistribuisci. E butti giù una commissione non di duecento saggi ma di dieci contabili e due programmatori che ti dicono quanto alzare dalle concessioni pubbliche regalate. E fai cassa.
Perché ad imprendere senza rischio di impresa sò un pò boni tutti.
Si prende e si cercano i soldi da chi non li ha mai pagati ma mica per populismo perché lì ci sono. 
E ce ne sarebbero tante altre.
Ma poi ti rendi conto che questa linearità pensiero-azione in un paese dove 6 votano in 3 modi diversi non c'è. E allora finisce che non ci vai. 
E rimarrà sempre il dubbio di cosa sarebbe successo se. 
Di cosa avrebbero voluto quei 62 e 38 per mettersi su due scarpe quella mattina  e andare a farsi una passeggiata fino alla scuola.
Che poi a ben veder stiamo proprio vivendo una sorta di letargia, piena di lamentazioni più che di desideri, in cui sappiamo cosa vogliamo ma non ci fidiamo (e viste certe facce a ragione..) che qualcuno lo possa realizzare.
E nel frattempo il tempo passa. Tic Toc. Tic Toc.

sabato 25 maggio 2013

Che lavoro fa tuo padre? … Guarda, nevica..


Quanto siamo disposti a cambiare noi? Quanto siamo disposti a vederci ridotti, e di molto, i privilegi che una mal gestione della cosa pubblica nell'immediato concede a tutti. O meglio ai più scaltri. A quelli che si fanno meno scrupoli. A quelli che aspettano che il vigile passi per parcheggiare in doppia file. Salvo poi vedersi portar via la macchina perché un mezzo di soccorso non ci passava. E poi come sarà finita? E se su quell'autoambulanza ci stavi tu? La mal gestione regala.. concede.. ma lo fa solo nell'immediato. Poi alla lunga tutti pagano. E se ora lo fanno solo gli onesti ed una ristretta comunità di lungimiranti, dopo lo faranno tutti, con gli interessi. E' la teoria dei giochi. Non conviene pagare ora quando poi si dovrà pagare tutti di nuovo dopo. Così io pago doppio. Lo stupido pensa, lo stupido fa. Inutile spiegare che pagare poco tutti ora si sta meglio tutti. Inutile. Ci vorrebbe un capo. Ci vorrebbe un esperto di cose pubbliche.. Ci vorrebbe un onesto. Ci vorrebbe un salvatore. Beee beee. E quindi si indicano votazioni! E si scelga tra candidati! E prolifichino le posizioni! Antitetiche -almeno per il momento- salvo poi ritrovarsi magicamente su punti comuni dopo. E comunque noi al massimo si faccia lo sforzo di andare quella mattina a barrare quella casella. E alcuni manco quello. Quando nel 2013 uno riesce pure a vedere come si svolgerà la sua appendicectomia figurarsi seguire un comizio. Figurarsi farsi un'idea. Non è sbagliato tagliare quando si spende troppo. Non è innescare una spirale recessiva quando sei un amministratore pubblico e non arrivi a fine mese. Forse non è anti-sindacale se hai dieci dirigenti ed un autista fare qualche corso di guida e mettere a girare qualche bus in più. Che il dirigente se lo trova faticoso può sempre dirigere altro. Girogirotondononcascamicailmondo. Fare di conto. Censire le decine di partecipate e vedere quanto costano e quanto rendono. Senza pregiudizi. Senza dover ringraziare alcuno. Senza dover sistemare alcuno. Solo sulla base di efficacia ed efficienza. Dove però il fine sia il bene di tutti e non di pochi. Non è poi così sbagliato levare tutte le auto blu, tutti i privilegi, tutte le convenzioni, tutti i rimborsi, tutti i lacchè e recuperare risorse per finanziare cultura e iniziative che portino turismo. Non è indegno far pagare un biglietto per la cultura se tutto il prezzo va alla cultura stessa. Hai un problema con una discarica che sta per esplodere? Allora la differenziata non è una cosa di cui discutere. Non è più neanche una cosa di cui vantarsi. E solo una cosa da fare e se la fai in fretta e furia devi solo che ringraziare chi prima di te l'ha solo annunciata e mai presa seriamente. Ma qui poi entra in gioco il cittadino. Ed io mi chiedo quanti sarebbero pronti a separare, a pulire, a sciacquare ed a tenersi in casa la carta o il vetro fino alla data giusta? Quanti? Quanti invece non approfitterebbero delle tenebre per buttare tutto nell'indifferenziata? Vanificando -di nuovo- lo sforzo di molti. La teoria dei giochi di cui sopra. E la discarica esplode. Ed il mav quando arriva fa paura. Quanti? E allora prima si poteva pensare che fosse un problema di cultura generazionale (era semplicistico ma ci poteva anche stare) che si sarebbe risolto da solo con le nuove leve. Più sensibili a preservare un ambiente ereditato marcio. Ma ora sono sfiduciato. Sfuggiva -mi era sfuggito- quanto si erano condizionate le nuove generazioni sul tutto e subito, sul frega tu prima che altri freghino te, sul tanto non lo sai che cose funzionano così? E quindi la platea é lì che aspetta lo showman per la propria ora di svago, di illusione, quando la platea dovrebbe essere la prima che si da da fare per spolverare le poltrone, sbigliettare all'ingresso e volantinare il giro per il mondo che la città è cambiata. Taglio di tutto il tagliabile (ma NON scuola e cultura e sanità e sostegno ai meno abbienti e cose che manco sto a dì!) – Commissioni di revisione spesa su: appalti vecchi e nuovi (non si spende un euro senza rendiconto pubblico e comprensibile, e senza copertura finanziaria), assunzioni vecchie e nuove (con eventuali riassegnazioni di incarichi) – Censimento dei beni da mettere a profitto e istituzione di un gruppo di lavoro per valorizzare gli stessi – Anziché concedere nuove cubature per far cassa, concedere permessi per la riqualificazione dei beni immobili esistenti di proprietà pubblica finalizzata in parte a concessioni di affitti calmierati e in parte a gestione privata ma a data certa (e non come il caso spiagge – si potrebbe controbattere che la cosa è poco appetibile per il privato palato.. per cui si rimanda al punto successivo) – Moratoria per tutta la durata di tale piano a nuove costruzioni (e magicabula diventa appetibile per il privato palato!)– riorganizzazione del catasto (si noti come solo da questa voce potrebbero per magia provenire tanti tanti fondi per tante tante belle cose..) - Ridiscutere tutti i vertici di tutte le partecipate (non sembra che le cose con tali vertici vadano poi così bene) – Funzioni? Bene. Sfiga non funzioni? Parliamone. – Revisione, in generale, del ruolo di subalternanza nei confronti dei due grandi ospiti della città (che va dal multare l'auto blu per sosta selvaggia a sgomberare il venditore di paccottiglia religiosa) – etc etc. Ma ce ne sono mille. Tutto rigorosamente a saldo zero. E quindi prima di ogni cosa interrompere tutti quei mille rivoli in cui scappano i fondi che potrebbero servire per un asilo o per un centro anziani. E subito dopo valorizzare e far pagare le bellezze della città. Tutto nella assoluta convinzione che un capo dura quattro anni ma deve fare i conti con funzionari e personaggi grigi, con mille e mille privilegi, che durano da molto più tempo e più ne dureranno. E lì si annida la prima vera resistenza al cambiamento. Ma vogliamo veramente stanare e correggere certi comportamenti? O vogliamo piuttosto usare la lente di ingrandimento e le forbici su altri e non su noi? Ed in tanti alla finestra a guardare da che parte tira il vento per poter esser di nuovo i più furbi. Tanti. Troppi. Se non cambierà la testa e il cuore della gente. E allora sarà il loro figlio, o la loro figlia, a vergognarsene. Che lavoro fa tuo padre?     …      Guarda, nevica.

lunedì 18 marzo 2013

Scrivete e spalate..

In tutta sincerità non riesco a capire.
Non riesco a capire, come già scritto, questa sorta di nuova tifoseria che è venuta a nascere appena prima delle elezioni ed inspiegabilmente perdura anche dopo il responso delle urne. Inspiegabilmente perché denigrare, dileggiare irridere l'avversario politico ora a cosa serve? Nè serviva certo prima, ma si sa gli italiani sono tutti un pò allenatori, sicchè.. Serve forse a sfogare l'evidente scorno di non vedere realizzato il proprio sereno sogno governativo? Oppure a preparare le coscienze altrui ad una nuova arena elettorale che sotto sotto ci si aspetta ma pubblicamente non ci si augura. Dietrologia? Retropensiero? Certo è che stiamo qui a discutere di ordini di scuderia che non vengono rispettati quando fino a un anno fa la gente non rispondeva eventualmente alla propria coscienza (ehi! attenzione ho detto coscienza, non è una parolaccia..lo so lo so non eravate abituati) ma ai soldi. Stiamo (con giusta attenzione, si badi) a sottolineare che una tale riunione non si è svolta in diretta streaming. Quando non si sono mai viste dirette streaming finanche nei consigli comunali, figurarsi nelle riunioni di partito. Facendo finta di non sapere che una direzione di partito in diretta streaming abbiamo dovuto aspettare il 2013 per vederla. Non sento uguale calore nel sottolineare quanto di buono si è ispirato nell'altrui modo di fare e gestire la cosa pubblica. O forse ci avevano già pensato.. ma mannaggia non c'era campo-la linea era debole-il Sole era nella terza casa-e i salotti erano tutti a sinistra e il Feng Shui si sa non perdona. Comunque hanno fatto prima gli altri. Ma ci si è scagliati subito a cercare la macchia.. la laurea che non è riconosciuta.. ma fino a ieri si andavano a prendere in Albania e andava tutto bene. O almeno non c'era veemenza nel sottolinearlo. Semmai sarcasmo. Umorismo. Ittiologia comparata. Ma oggi no. Oggi siamo tutti a cercare il fuscello. Siamo tutti a cercare l'autoritarismo. Che se anche fosse dovrebbe essere giudicato rispetto al seguire il dettato di un programma e di una promessa fatta. E non rispetto all'applicazione di quanto tempo prima stabilito. Coerenza è coerenza ma la si può trovare in ogni cosa ed in ogni tempo. Vero questo come il contrario. Dipende molto dallo spirito di chi cerca. Ma detto questo si perde a mio avviso la grande occasione. Ma non, come scritto anche sui muri, di fare le riforme bensì di cogliere tutti quei piccoli e grandi segnali di inefficienza ed incopetenza che una cosa nuova permette di evidenziare. Con facile riferimento a quanto non riescono più a scrivere i giornali. A quanto sono sterili le chiacchiere televisive. A quanto il giornalista ora è costretto a cercare la notizia. A quanto, ad occhio attento, appare evidente che la stessa anche se piccola viene a dismisura gonfiata. Ed attenzione: fare interviste è cosa che non era concessa prima. Le domande spesso erano concordate. E si assisteva a veri e propri proclama in ordine di rappresentaza politica (la "regola del panino" mica l'ho inventata io). Ed ora questo se avviene é senza piaciona collaborazione dell'esponente e dell'eletto. Ma. Ora alla stampa è stato messo il bavaglio. E se invece si riportassero le cose e basta. Se invece si facesse il proprio mestiere. Invece di piangere di rendite di posizione che sono venute a  mancare. Imparare di nuovo un lavoro? Tanto per cambiare. Ma che questo spinga la nostra stampa ad un miglioramento non lo sento compreso.. Non sento uguale veemenza nel difendere tale possibilità.. Sarò io.. Ma tutti giù all'inceneritore!! Che si 'è detto che non si faceva ed allora bugia!! Che non sei figlio di Maria! Ma poi non si cerca la vera storia. Tutto quello che si è provato a fare. Che si prova a fare. In un comune tra i più disastrati economicamente. Nè si racconta di come si cercherà di affamare lo stesso con una differenziata fatta come va fatta. Ma poi siamo lì a guardarli come estranei.. Che mangiano coi dipendenti.. Li dipingiamo come alieni.. Che poi sono compatti agli ordini di un autorità.. Che quindi chissà che succederà.. Che poi si sfaldano come nulla fosse. Ma che vanno a lavoro a piedi, in bici o con l'autobus - che bevono acqua di rubinetto - che si riducono lo stipendio - no. Quello no. Poco folklore. E si sa in copertina ci vanno le belle donne. Che sennò la gente il giornale non lo compra proprio.
In generale ci sarebbe da gioire anche solo di uno che si comportasse in maniera diversa dal passato. Ed allora anche una nuova presidente, peraltro non politica -si rammenti- e neanche prima scelta -ci si indigni e ci si chieda.. voi così attenti- sarebbe occasione di festa insieme. Ma ora mi si dirà che anch'io cerco il fuscello. Che non gioisco. Ed io questo errore non lo faccio. Va bene così. Scrivete e spalate. Cercate e trovate. L'esempio - la tendenza positiva - non dico che siano cose che non vengono giustamente valutate. Si sceglie di non vederle. E si nascondono quando si vedono. Cercate e trovate. E poi tra dieci anni o ringraziate o rimpiangete. Ma non potrete dire che non ci siete entrati.

giovedì 7 marzo 2013

Allo stadio..

Di nuovo qui.
E mi rivolgo a te elettore-tifoso. Sì, perché mai come questa volta ho sentito apostrofare genti in ragione di una loro scelta, peraltro sacrosanta e legittimamente espressa o segreta. Come fossero tifosi della squadra avversaria. Come fossero divenuti col loro esprimere un parere, un opinione, dei ladri stupidi. Ladri di un voto che altrimenti poteva essere espresso in altra direzione. Come se la stessa (direzione) non fosse stata adeguatamente capita, compresa. E allora lo sfottò. Che se non l'hai capito il problema, la situazione, cosa rischia il paese-questo paese-il tuo paese allora sei uno scemo. Uno stupido. Sei uno che pensa solo al biologico alle fotovoltaiche e a cui sfuggono i macroproblemi che solo macropoltrone e macrostipendi possono gestire adeguatamente. E allora lo sfottò. Perché devi essere per forza un poco lungimirante, perché altrimenti lo avresti fatto apposta..  e allora c'è il dolo e sei connivente e sei colpevole e allora se non si esce dal pantano è tutta colpa tua e colpa della tua incapacità di scendere a dialogo. Ma.. con chi? Ah già con i macrostipendi di cui sopra. Con magari anche vivo il ricordo che le macropoltrone erano lì proprio dove sono ora (poltrone inamovibili, inchiavardate) a veder succedere quello che succedeva e a nulla fare. E allora però elettore-tifoso si è indotti a pensare che il ricordo, e giammai il pensiero, non sia concesso. Non sia concesso di gioire di non conoscere in fondo in fondo quanto sia probabile la possibilità di un cambio di casacca. Gioire forse anche della possibilità che questo non avvenga. Gioire in fondo in fondo della possibilità di restarci male. Di prendere la sola. Tuttavia ti invito a riflettere sul fatto che di squadre di calcio non si tratta. E che anche fosse, un campionato con tre - quattro - dieci squadre è forse più divertente di uno con due squadre. Ti invito a riflettere che il poter scegliere è un gran lusso. E sebbene limitato, e parecchio, da una legge che grida vergogna. Il poter decidere in autonomia su tanti simboli per una sola crocetta non è dato in tutti tutti i paesi del mondo e offendere (con uno sfottò - uno sberleffo) questa possibilità o il suo risultato è offendere il diritto-dovere stesso del voto. Che tutto sommato fa piacere a tutti poter esercitare.