martedì 2 luglio 2013

Brontolo, Eolo e Pisolo..

Piacerebbe ogni tanto postare ottimismo. Tuttavia risulta arduo se uno per scelta o per sventura si accanisce nell'uso del mezzo pubblico per il tragitto casa-lavoro-casa. Perché se certo dalla sua ha la forte motivazione e quel sottile piacere di fare la cosa giusta, la cosa che permette di non ingolfare la città, che permetterà (se adeguatamente incentivata e organizzata) di consegnare alle future generazioni un ambiente più vivibile - più sano -, d'altra parte non può non fare i conti con il piacevole accalcarsi di centinaia di anime in piccoli vagoni lordi e non aerati. Figurarsi condizionati. Non sfugge certo al nostro sventurato che le corse con l'arrivo dell'estate - e con questa di migliaia di turisti - si sono forse ridotte. Certo una maggiore attenzione alla recente storia del nostro paese, al suo tragico momento di crisi, avrebbe certo consigliato - suggerito - che il bus, come la metro, sarebbero state scelte da un maggior numero di utenti anche solo per il fatto che le vacanze sono ormai appannaggio di pochi. Ma che vuoi.. mica tutti "stanno sul pezzo"; un piccolo viaggio in carrozza anziché nel comodo della motrice forse aiuterebbe. O forse no. Forse potrebbe servire assumere personale, o meglio adibire ad altra mansione tanti neo assunti. Che so.. magari a presidiare i tornelli in tutte le fermate, su tutta la fascia oraria giornaliera, perché tutti siano muniti di biglietto. Sempre. E allora magari ci sarebbero più fondi ma anche maggiore attenzione al bene comune che con il tuo euro e mezzo puoi contribuire a manutenere. E forse pretenderesti maggiori corse, persino nel periodo estivo. Perché hai pagato, e come te tutti. E "tutti" è una parola che al cialtrone, al raccomandato, all'incapace non piace proprio. Ma forse no. Forse non sarebbe d'aiuto alcuno se quando poi a bordo del piccolo bus di periferia assisti a scene di passaggi saltati, di dileggio da parte dell'anziano membro della casta degli azzurra camicia dotati, nei confronti degli utenti. Nei confronti del loro farsi piccoli e stretti. Nei confronti anche del loro attendere pazienti, sempre pazienti, l'arrivo del mezzo. Quando poi tutto questo avviene con interlocutori i nuovi assunti che certo subito faranno propri (con grande empatia) i vissuti e le emozioni dell'anziano, del romeno, del rom, del pischello e di chiunque abbia la sventura di incontrarli, la sfiducia ti prende alla gola. Sarebbe facile dare la colpa a qualche anno di gestione disinvolta e selezionata delle Risorse Umane - magari di corto capello - ma non è solo questo. A protestare per un sopruso spesso non si odono le voci dell'italiano bensì quelle dello straniero. Forse non anestetizzato dal quieto vivere. Dal lasciar correre. Dal non avere guai. Che in alcuni casi è puro e semplice farsi camminare in testa, ma in altri è la sardonica consapevolezza che un azzurro tatuato e due pischelli che sfottono il mondo che trasportano sono una misera minoranza. E che se anche ora hai le chiavi del mezzo non le avrai per sempre. E sono essi stessi la causa diretta di quel mondo straniero e ostile, che tanto dileggiano. E che spesso non segue quelle regole che li fanno forti. Forti tra gnomi. Brontolo, Eolo e Pisolo. Dotto no. Lui ha capito e se ne è andato.

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